LA REGIONE TOSCANA AUTORIZZA IL CERMEC A TRATTARE RIFIUTI INDIFFERENZIATI PROVENIENTI DA FUORI REGIONE CON CODICE EER19.12.12. – IL CCAdbr SCRIVE ALLE AUTORITA’ COMPETENTI PER CHIEDERE CHIARIMENTI

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Massa Carrara 7 agosto 2023

COMUNICATO STAMPA – LETTERA APERTA

L’amministratore unico di Cermec Spa, Lorenzo Porzano, sia in commissione bilancio del Comune di Carrara che sulla stampa, avrebbe dichiarato che l’azienda, la quale ha chiuso il 2022 con una perdita di 2.287.347 euro, raggiungerà il pareggio di bilancio alla fine di quest’anno, soprattutto grazie ad una extra marginalità legata a una nuova autorizzazione regionale, che permetterà al Cermec, già in grado di trattare potenzialmente fino a 95mila tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati (ne tratta effettivamente 60mila tonnellate) provenienti da Massa-Carrara e dall’area vasta, di accogliere anche fino a 30mila tonnellate del rifiuto 19.12.12, senza che ciò comporti «problemi odorigeni ulteriori».

Si tratta di un tipo di rifiuto derivante da altro trattamento, che prima Cermec poteva ricevere solo ed esclusivamente nell’ambito della provincia, poi della regione e adesso anche da fuori di essa, il quale, dopo il passaggio all’impianto massese, finirà in discarica. In realtà, occorre ricordare a Porzano, il quale afferma di voler rendere Cermec non solo più competitivo, «ma anche più trasparente», aprendolo «alle scuole, ai cittadini di Massa e di Carrara», che nel nostro Paese, con il codice 19.12.12, si fa di tutto e si tratta di tutto. Illuminanti a questo proposito sono le dichiarazioni rese alla Commissione parlamentare «ecomafia», l’11 giugno 2019, dal direttore di Arpa Lazio, Marco Lupo, il quale ha evidenziato che «in Italia su questa questione del trattamento secondo me si fa molta demagogia e molto spesso il rifiuto viene mandato negli impianti di trattamento per cambiare codice e per poter “perdere” la natura urbana, poter diventare speciale e quindi girare liberamente per il nostro Paese (…) quindi il rifiuto viene mandato negli impianti che fanno un trattamento, sulla cui sostanzialità si può molto discutere. E poi vengono trasferiti con codice 19, senza bisogno di accordo interregionale, ma possono circolare liberamente essendo rifiuti speciali». Non a caso Ispra, nei suoi rapporti sui rifiuti urbani, evidenzia che «il codice EER 19.12.12 viene utilizzato dai gestori degli impianti per identificare sia la frazione secca, sia gli scarti di trattamento e talvolta, in maniera impropria, per indicare la frazione umida». Con la conseguenza di svincolare dal principio di prossimità, secondo il quale lo smaltimento dei rifiuti urbani deve avvenire «in uno degli impianti idonei più vicini ai luoghi di produzione o raccolta, al fine di ridurre i movimenti dei rifiuti stessi» e consentire, invece, la libera circolazione per quelli

destinati a riciclaggio o recupero (articoli 181, comma 5, 182, comma 3 e 182 bis, comma 1, d.lgs.

n. 152/06). Sarebbe dunque necessario un immediato intervento a livello tecnico e politico, per fare

chiarezza in sede nazionale ed evitare che, approfittando dell’assenza di adeguati controlli, il codice

EER 19.12.12 venga utilizzato in maniera impropria o, peggio, per aggirare obblighi e divieti di

legge. Ed è appena il caso di ricordare, in proposito, che la Suprema Corte, sin dal 2011, considera

anche la semplice modifica del codice Cer al fine di destinare rifiuti ad impianti che non potrebbero

riceverli, una condotta «abusiva» che, ricorrendone i presupposti, può addirittura integrare il delitto

di traffico illecito di rifiuti. A livello tecnico, in particolare, occorre chiarire al più presto quando,

per le spedizioni di rifiuti, si può parlare di trattamento meccanico che non determina una

sostanziale alterazione delle proprietà originarie dei rifiuti urbani indifferenziati. Bisogna infine

considerare che, sempre secondo l’Ispra, negli impianti di trattamento meccanico-biologico italiani

vengono trattati ogni anno 7,8 milioni di tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati, di cui 4 milioni

vanno in discarica, 2,3 milioni in impianti di incenerimento con recupero di energia mentre solo 125

mila tonnellate vanno a riciclaggio. Tutto 19.12.12.

La lettera Pec è stata inviata al presidente Eugenio Giani e all’assessora all’ambiente Monia Monni della Regione Toscana, al prefetto di Massa Carrara Guido Aprea, al sindaco di Massa Francesco Persiani, alla sindaca di Carrara Serena Arrighi e all’amministratore unico del Cermec SpA Lorenzo Porzano.

I soggetti che hanno sottoscritto la lettera aperta, chiedono alle Autorità competenti che alla luce di quanto sopra descritto, anche in ordine alla situazione di inquinamento ambientale e allo stato di salute in cui versa la popolazione del territorio, vengano forniti approfondimenti in merito.

Il CCA dbr (*) Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni per la depurazione la depurazione, bonifiche e la ripubblicizzazione dei servizi del servizio idrico

Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana aps Presidente (Clara Gonnelli)

Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua (Rossella Michelotti)

Movimento Consumatori Nazionale aps Segretario Generale (Alessandro Mostaccio)

Associazione Comitato Acqua alla gola Massa (Ersilia Mignani)

Comitato Apuano salute ambiente della provincia di Massa Carrara (Sabrina Albertoni)

Associazione IBS-Inter-rete Beni comuni e Sostenibilità (Angela Ulivi)

Magliette Bianche di Massa Carrara (Paola Del Freo)