UNA AMPIA RETE DI ASSOCIAZIONI E COMITATI DI VARIE PARTI D’ITALIA, HA AFFRONTATO CON IL PROF. TAMINO IL TEMA DEI BIODIGESTORI  E LE POSSIBILI PRESENZE DEL PFAS NEI DIGESTATI. QUESTI I RISULTATI

IMPATTO DEI BIODIGESTORI E POSSIBILI PRESENZE DI PFAS.
21 Aprile 2024
I CITTADINI PER ESSERE TRANQUILLIZZATI, CHIEDONO AL SINDACO, QUALE MASSIMA AUTORITA’ SANITARIA, CHE PER LA DISCERICA DI EX CAVA FORNACE SI FACCIANO ULTERIORI INDAGINI
9 Maggio 2024
IMPATTO DEI BIODIGESTORI E POSSIBILI PRESENZE DI PFAS.
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9 Maggio 2024

COMUNICATO STAMPA DEL 29 APRILE 2024

Seminario on line tenutosi nei giorni scorsi a cui hanno partecipato numerose associazioni e comitati di cittadini provenienti da Massa Carrara e da altre province della Toscana, Cremona, Roma, Reggio Emilia, Ferrara, La Spezia, Grosseto, Sarzana, Venezia, Roma, Treviso, Firenze…..Hanno portato in questa sede le loro esperienze e conoscenze, ma anche la difficoltà estrema ad essere ascoltati dalla politica.

L’iniziativa seminariale è stata organizzata da:

-“Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana APS federata a Movimento Consumatori Nazionale”;

-“Salviamo il Paesaggio Provincia di Cremona, comitato aderente al Forum Nazionale Salviamo il paesaggio difendiamo i territori”;
-“Rete delle Associazioni e dei Comitati contrari al Biodigestore del Cermec” (*) e ai biodigestori
-“Rete “NoRigass No GNL Nazionale” che ha messo a disposizione anche la piattaforma web.

QUI PER SENTIRE LA REGISTRAZIONE SU YOUTUBE  

I lavori sono stati aperti dagli organizzatori dell’evento e la rappresentante della ‘Rete dei comitati e delle associazioni contrari al biodigestore del Cermec spa e ai biodigestori’, ha posto l’accento su un impianto da 97.500 tonn/anno di rifiuti organici provenienti da 100 comuni dell’A.T.O. Toscana Costa, che dovrebbe essere installato a Massa Carrara. Ha sottolineato che vi sia necessità di acquisire consapevolezza e di demistificare quella che è la narrazione istituzionale sui biodigestori e di chi ha interesse – più o meno consapevolmente – a sostenere questa tipologia di processo produttivo.

Relatore della serata GIANNI TAMINO – già Professore di Biologia e di fondamenti di Diritto ambientale dell’Università di Padova e Membro del comitato tecnico scientifico dell’associazione internazionale Medici per l’Ambiente ISDE – il quale con una esaustiva relazione magistrale, ha saputo interessare i numerosi partecipanti/rappresentanti di associazioni e comitati di cittadine e cittadini (52) che a partire dalle ore 21,00 sono intervenuti, si sono confrontati e sono rimasti ‘incollati’ alla piattaforma web fino a notte tarda.

Soddisfatti gli organizzatori dell’evento nel vedere allargata la rete, che già esisteva, la quale si occupa da tempo dei biodigestori e delle conseguenze dei processi di digestione anaerobica.

Dall’incontro – tra i tanti interessanti contributi – è emerso che una delle province che detiene il record dei biodigestori è la provincia di Cremona (capitale italiana del biogas) in cui quasi un quarto di terreni fertili classe A, nel tempo sono stati ‘colonizzati’ da potentati finanziari e da Multiutility (su 113 comuni sono presenti circa 200 impianti), inizialmente con la promessa di risolvere i problemi dell’agricoltura e degli agricoltori. In realtà come è stato riferito dalla attivista di “Salviamo il paesaggio” (che contrasta questi impianti da circa 15 anni), essi sono proliferati solo grazie ai cospicui incentivi statali e ultimamente anche quelli del PNRR. Impianti che non sono economicamente sostenibili e falliscono, rilevati insieme alle aziende agricole da chi dispone di consistenti capitali finanziari e il territorio va verso il latifondo. Territorio spoglio e silenzioso, aria malsana, “finanza al posto di cibo”.

Un punto unificante dei soggetti che hanno partecipato all’incontro, è stato proprio quello della contrarietà agli incentivi statali erogati a processi produttivi che per produrre energia, consumano materia, inquinano, non attuano economia circolare, producono rifiuti e soprattutto sarebbero in perdita se  non ricevessero sovvenzioni, incentivi che alla fine vengono pagati con le bollette elettriche nella voce oneri diversi, mentre gli investimenti e i costi di gestione sono pagati con la Tari.

I rappresentanti dei comitati contro il biodigestore di Saliceti (SP) hanno riferito che è stato deciso di installare un biodigestore a circa 50 metri dal letto del fiume Magra, in prossimità di un’area che fa parte dei territori Natura 2000 e nel cui sottosuolo confluiscono la maggior parte dei flussi delle falde sotterranee. Il costo di realizzazione dell’impianto sarà superiore ai 1.000 €/a tonnellata di rifiuto organico trattato, molto più elevato di un semplice impianto di compostaggio che si aggira sui 180-200 euro a tonnellata di rifiuto trattato ovvero più di cinque volte superiore. Un rapporto simile si ha anche per i costi di gestione quello del compostaggio si attesta sui 50-70 euro a tonnellata mentre quello degli impianti anaerobici arriva a circa 200 €/ton. Purtroppo però le tariffe di questi impianti sono definite da Arera (Autorità di regolazione energia reti e ambiente) che tiene conto della condizione economica dell’impianto e non c’è nessuno stimolo a migliorare nonché nessuna condizione che possa consentire a queste società di prendersi il rischio impresa.

Un altro aspetto problematico che è stato trattato durante l’evento, è quello legato alla presenza di eventuali sostanze chimiche nella matrice delle biomasse conferite ai biodigestori (Es. quelle provenienti da una non buona raccolta differenziata  o perché presenti nei materiali conferiti).

Questo discorso vale anche per i pericolosi PFAS (Famiglia di sostanze chimiche e-perfluoroalchilche (che hanno raggiunto una pervasività globale e sono costituite da catene di atomi di carbonio a lunghezza variabile legate a atomi di fluoro e ad altri gruppi funzionali) riscontrati recentemente anche in Toscana da Greenpeace, attraverso indagini analitiche indipendenti (effettuate nei distretti cartario, conciario, tessile e florovivaistico della Toscana). I PFAS sono molecole chimiche di “sintesi” che in natura non esistono, e vengono largamente utilizzate in molti processi produttivi per le loro proprietà di oliorepellenza, idrorepellenza, termoresistenza, tensioattività. Resistono a processi di degradazione fisica, chimica e biologica: per questo vengono chiamati ‘chimica per sempre’.

Dei Pfas, oltre che il prof. Tamino, ne ha parlato anche il rappresentante del Coordinamento No Inceneritore di Fusina (VE) sostenendo che “…secondo il CNR sono più di 10.000 le diverse molecole di sintesi dei Pfas, per l’Agenzia Americana per l’Ambiente arrivano addirittura 16000, ma il set di Pfas che viene indagato è di circa 32 composti: questo divario parla da solo in termini di principio di precauzione. Inoltre non esistono limiti per le emissioni a camino di queste sostanze perché si punta sugli inceneritori e sui biodigestori; non ci sono metodi standardizzati riconosciuti a livello internazionale per la misurazione dei Pfas nei gas; non si sa esattamente quali sono le reazioni che avvengono dopo la combustione di molte di queste sostanze, la formazione dei cosiddetti prodotti incombusti e come questi si ricombinano con diossine idrocarburi e quant’altro. Di questi composti, alcuni si degradano a temperature relativamente basse (400-600°), altri si decompongono a temperature anche oltre 1400° (praticamente temperature da fonderie) e questo non vuol dire – ha dichiarato l’attivista – che ritornano ad essere nella formazione originaria ma si formano prodotti intermedi. Questo significa – riferisce l’attivista – che sia nei biodigestori che negli inceneritori queste sostanze possono uscire dai camini. A Porto Marghera – prosegue – abbiamo effettuato delle analisi indipendenti e abbiamo rilevato che la quantità di Pfas è paragonabile e anche superiore a quella della zona rossa di Vicenza”.

Questa rete ampia di comitati e di associazioni vuole essere efficace e pretende dagli organi competenti scelte politiche di discontinuità su questi impianti che sprecano denaro pubblico; ma chiede altresì il rispetto dei diritti costituzionali e la conseguente messa al bando di sostanze chimiche pericolose come lo sono  le sostanze Pfas.

(*)  Rete delle Associazioni e dei Comitati contrari al biodigestore del Cermec e ai biodigestori”

°Associazione per i Diritti dei Cittadini ADiC Toscana APS

° Movimento Consumatori nazionale APS

° Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua ODV

° GrIG Presidio Apuane 

° Associazione Comitato Acqua alla gola Massa

° Comitato Apuano salute ambiente della provincia di Massa Carrara

° IBS-Inter-rete Beni comuni e Sostenibilità

° Magliette Bianche di Massa Carrara

° Comitato Sarzana che botta

° Comitato No Biometano di Saliceti

° Comitato dei cittadini per la chiusura di Cava Fornace (Discarica)

° La Pietra vivente

° Associazione Alberto Benetti APS

° Italia Nostra Massa e Montignoso

° Alleanza Beni comuni ODV

° Atto Primo salute ambiente e cultura ODV

° Osservatorio Ambientale Pratese

° Crisoperla associazione biologica per l’economia solidale APS

° Rete Toscana in movimento

° Insieme per la Libellula

ALCUNE DELLE SLIDES PROIETTATE DAL PROF. GIANNI TAMINO