A MARINA DI MASSA LEVANTE SI REVOCA IL DIVIETO DI BALNEAZIONE, MA SPUNTA IN QUANTITA’ MOLTO ELEVATE L’ALGA TOSSICA IN ZONA MARINA DI MASSA CENTRO. CI SI DEVE PREOCCUPARE?
13 Luglio 2024EMERGENZA PFAS: 70 ASSOCIAZIONI E COMITATI CHIEDONO AI SINDACI, AI CONSIGLI COMUNALI E AI GRUPPI CONSILIARI DELLA TOSCANA, DI APPROVARE URGENTEMENTE UNA MOZIONE PER METTERE AL BANDO GLI “INQUINANTI ETERNI”
13 Settembre 2024COMUNICATO STAMPA DEL 01/08/2024

Ieri, 31 luglio alle 19.00 si è sprigionato un incendio a Massa Avenza nell’azienda CARBONOVUS (una società che conta 100 operai). La nube che si è formata aveva dimensioni gigantesche, si vedeva molto chiaramente a chilometri di distanza ed è stata portata dai venti in varie direzioni. La popolazione residente era ovviamente spaventata, perché si è sprigionato oltre al fumo nero, un odore acre e pungente e alle ore 20.00 si è sentito anche uno scoppio.
“Le dichiarazioni del sindaco di Massa e gli articoli comparsi sui quotidiani hanno toni rassicuranti e volti a non allarmare l’opinione pubblica (soprattutto nel momento di massima affluenza turistica) però in quanto membri del CCA dbr, delle domande ce le siamo poste e sono quelle che abbiamo rivolto anche alle istituzioni competenti attraverso una richiesta di accesso agli atti (al Sindaco di Massa, Arpat, ASL e Vigili del Fuoco) a cui si dovrà, come previsto dalla Legge 241/1990, dare una risposta entro 30 giorni.
Ad esempio:
– perché nel piazzale della Carbonovus veniva lasciato (tanto più in un periodo estivo e con un caldo torrido) materiale che può con l’autocombustione incendiarsi e, se lo stesso, poteva essere accumulato in quell’area;
– l’azienda Carbonovus di Massa-Avenza era provvista di certificato di prevenzione incendi come previsto dal DPR 151/2011 e se i Vigili del fuoco hanno fatto un sopralluogo preventivo per autorizzare la produzione;
– leggiamo in un post del quotidiano on line Massa Carrara News del 7/12/2022 che sempre alla Carbonovus si era verificato un altro incendio e a tale proposito ci si chiede se gli organi competenti in quell’occasione hanno emesso delle diffide (informative di reato);
– quali materiali (collanti, resine, ecc.) e in che quantità erano depositati nel piazzale della azienda.
Quest’ultima domanda, ci dicono gli esperti, pare sia dirimente, al di là delle indagini analitiche che saranno attuate nel suolo e nelle acque dagli organi competenti, nel determinare la quantità e la qualità delle sostanze che con la combustione possono essere finite nell’aria vista la vastità e mobilità della nube che si è sprigionata.
La conclusione logica a cui arriviamo come membri del CCA dbr non può che essere una: le sostanze bruciate non si sono immaterializzate e degli elementi, seppur trasformati, sono finiti nell’aria e quindi non si può pensare che non esistano. Il fatto è ancora più grave alla luce del ripetersi dell’evento dopo soli due anni”.
Il CCA dbr
