PROCESSO MITENI SULL’INQUINAMENTO DA PFAS. LE CITTADINE ED I CITTADINI DELLA RETE ZERO PFAS ITALIA CHIEDONO GIUSTIZIA AMBIENTALE

PFAS nel sangue dei vigili del fuoco. Movimento Consumatori, ADiC, ISDE – Medici per l’Ambiente e Medicina Democratica: urge apertura indagini
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La vicenda Miteni verso la sentenza. Breve excursus

Comunicato stampa del 25 giugno 2025

Il 26 giugno 2025 rappresenta una data importante ed emblematica per tutto il Movimento, ma soprattutto per gli abitanti di Vicenza, dove si è consumato, ad opera dello stabilimento chimico Miteni (Trissino), uno dei più gravi ed estesi casi di inquinamento in Europa da PFAS. Una sigla questa che comprende un gruppo di composti artificiali perfluoroalchilici e polifluoroalchilici, utilizzati in diversi processi industriali e di consumo per la loro resistenza all’acqua, al grasso e alle alte temperature.

È proprio in questa data – dopo 130 udienze, l’avvicendamento di circa 300 parti civili e la richiesta di condanna da parte dei Pubblici Ministeri per 9 dei 15 impuntati, pari a 121 anni e sei mesi – che sarà celebrato presso il Tribunale di Vicenza il processo ‘Miteni’, che dopo quattro anni è arrivato al suo epilogo e sarà emessa una sentenza che si auspica essere equa.

Processo che indipendentemente dall’ esito finale rimarrà un processo storico per i crimini ambientali.

Il problema dei PFAS fu sollevato nel 1998 dall’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti (EPA), ma emerse in Italia solo nel 2013 in Veneto, a seguito di uno studio sulle acque e sugli alimenti e la situazione era talmente grave che fu la stessa Regione Veneto a denominarla “zona rossa” in quanto altamente contaminata (comprende le province di Vicenza, Padova, Verona).

Una grave questione ambientale e di salute a lungo negata, poi sottovalutata e/o sottaciuta. È solo grazie alla caparbietà e perseveranza di comitati di cittadini e cittadine come le Mamme No Pfas, o associazioni come Greenpeace, Medicina Democratica, ISDE Medici per l’Ambiente e molte altre, che il problema è stato tenuto vivo con delle lotte molto partecipate, segnate anche da rabbia, ma mai da rassegnazione, perché la salvaguardia della salute e dell’ambiente, unitamente al risarcimento del danno da parte di chi inquina, rappresentano dei diritti a livello costituzionale.

I danni dei PFAS per la salute e l’ambiente

Le sostanze chimiche Poli e-perfluoroalchiliche o PFAS, sono prodotte sinteticamente in laboratorio e sono state identificate come “inquinanti eterni”. Sono oltre 10.000 le molecole rilasciate nell’ambiente e molte di queste si degradano molto lentamente (oltre 1000 anni), con la loro carica distruttiva si

diffondono nell’acqua, aria, suolo per poi insinuarsi nei corpi umani, animali e vegetali. L’accumulo dei PFAS nell’organismo umano può avere effetti tossici correlati a patologie neonatali, diabete gestazionale, aumentato rischio di malattie cardio vascolari, sono potenziali interferenti endocrini ed alcuni sono stati classificati cancerogeni dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro).

La Rete Zero Pfas Italia

La Rete è nata lo scorso ottobre a Firenze in occasione degli Stati Generali di Greenpeace. È formata da comitati, associazioni e singoli cittadini/cittadine che, interessati al tema dei PFAS, furono invitati

all’iniziativa, dando loro la possibilità di essere formati da qualificati relatori (ISDE, Università di Padova, di Torino, Milano, UUSSLL). Una rete che è cresciuta e che si collega anche con altre realtà europee, come quella #BanPFAS.

“La Rete Zero Pfas Italia, intende continuare ad ispirarsi ai diritti costituzionali. Questo appello – dichiarano i rappresentanti – lo rivolgeremo anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché in qualità di garante della Costituzione si impegni a farli rispettare.

Nello specifico, gli articoli 9, e 41 sono stati integrati proprio nell’anno 2022. Nell’Art.9, per la prima volta nella storia della Costituzione si fa un esplicito richiamo alla tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. L’art. 41 ci ricorda pure che ‘L’iniziativa economica privata è libera e non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza…’. Insomma, proprio quello che Miteni, visti i risultati, non ha davvero fatto.

Ad oggi anche altre realtà associative territoriali fuori dal Veneto, stanno prendendo consapevolezza delle ricadute che queste sostanze chimiche hanno determinato in termini di sostenibilità ambientale, sociale, di salute ed economica e si sono convinte che non si può più perdere tempo.

La Rete Zero Pfas Italia chiede alle Istituzioni competenti:

  1. Una Legge nazionale sui Pfas che affronti il problema nella sua complessità e vieti la produzione, l’importazione, l’utilizzo nei processi produttivi e nei prodotti di queste sostanze chimiche pericolose: a tal proposito siamo al corrente che esistono già dei Disegni di legge depositati in Parlamento.
  2. Investire risorse economiche nella ricerca scientifica per trovare alternative ai Pfas valide e non inquinanti (come hanno fatto in alcune nazioni del Nord Europa), sia per quanto riguarda i processi produttivi senza impiego di Pfas, che per una rimozione dei Pfas dalle acque e dai suoli contaminati.
  3. Aumentare in commercio l’offerta di alternative sicure. Accelerare l’eliminazione graduale di tutti gli usi dei PFAS, incoraggiando le aziende a investire nell’innovazione e in tecnologie più sicure.
  4. Rendere trasparenti le etichette dei prodotti in commercio per dare la possibilità ai consumatori di

orientarsi nelle scelte, e aumentare l’offerta di scelte sicure.

  • Varare un Piano nazionale sui Pfas che definisca come ripulire l’inquinamento esistente atto a proteggere la comunità. Parallelamente condurre una campagna di monitoraggio degli alimenti e della popolazione.
  • Autorizzare i medici curanti di poter chiedere per pazienti vulnerabili e potenzialmente molto esposti (donne in gravidanza, bambini) il dosaggio dei Pfas nel sangue a carico del sistema sanitario nazionale.
  • Cessazione della produzione di Pfas all’ex stabilimento Solvay di Spinetta Marengo (AL), ora

parte di Syensqo.

  • Bonifiche immediate dei territori altamente contaminati da PFAS, a gestione regionale e nazionale e monitoraggio ambientale con analisi di acqua, aria, terreni intorno a inceneritori, industrie chimiche, discariche, cementifici, depuratori.
  • Supportare la proposta di restrizione universale dei PFAS a livello europeo e non sostenere le richieste di indebolirla.
  • Equo risarcimento del danno alle parti offese nel rispetto della Convenzione di Aarhus recepita in Italia con la Legge n. 108 del 16 marzo 2001.

Rete Zero Pfas Italia