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23 Agosto 2025COMUNICATO STAMPA DEL 20/08/2025
Nei giorni scorsi abbiamo appreso la notizia dai quotidiani che il Sindaco di Pisa Michele Conti ha depositato ricorso al TAR contro l’autorizzazione rilasciata dalla Regione Toscana per la realizzazione dell’impianto di biodigestione anaerobica sito in Massa, progettato dal CERMEC, un mega impianto che concentrerà circa 100.000 ton/anno di rifiuti organici provenienti da ben 100 comuni dell’ATO Toscana Costa, dall’Elba alla Lunigiana. Impianto non ammesso al bando dei fondi PNRR con immediato impatto sulle tariffe TARI dei cittadini.
Secondo l’amministrazione pisana, l’operazione sarebbe viziata da più profili di illegittimità, carente di motivazioni e basata su un percorso amministrativo “sviato rispetto all’interesse pubblico”, pesanti carenze istruttorie nella procedura autorizzativa, tra cui: la mancata valutazione delle ricadute ambientali in un’area già fortemente compromessa; la carenza di analisi sul traffico aggiuntivo che l’impianto genererebbe; l’assenza di un’adeguata concertazione con i Comuni coinvolti e, soprattutto, l’incompatibilità urbanistica dell’opera, che secondo Pisa violerebbe strumenti di pianificazione locale e regionale.
Plaudiamo al Sindaco di Pisa per aver intrapreso l’azione legale soprattutto per il valore politico importante che assume riportando al centro una scelta politica deliberata da 100 sindaci avvenuta senza informazione, partecipazione e coinvolgimento dei cittadini, come peraltro impone la normativa vigente (convezione di Aarhus), che rappresentano. Come rete di cittadini sul territorio, già nel marzo 2023 avevamo chiesto al Presidente della Regione Toscana Giani e ai comuni di Massa e Carrara di prendere parte al processo decisionale attraverso un percorso partecipato. Richiesta ignorata.
In Toscana metà delle province sono fuori dai parametri legge nei risultati della raccolta differenziata con percentuali al di sotto del 65% che si doveva raggiungere nel lontano 2012, mentre il recupero di materia di quel differenziato che consente di ridurre il costo della TARI non è noto (o almeno noi non ne abbiamo contezza). Ma è certamente esiguo perché se ne vedono i risultati: il costo che sostengono i cittadini toscani per i rifiuti è il secondo più alto fra tutte le Regioni italiane. E con il biodigestore, aumenterebbe! L’impianto costerebbe 42 milioni di euro, peraltro costo che lieviterà negli anni di realizzazione come hanno già dimostrato diverse altre situazioni. Prima fra tutte Premosello in Val D’Ossola, impianto passato da 15 a più di 25 milioni di euro, motivo che ha condotto i 74 sindaci a deliberare la restituzione dei fondi PNRR e non realizzare l’impianto per tutelare i cittadini e il territorio.
Anche l’Antistrust si è recentemente pronunciata in una disamina della gestione pubblica dei rifiuti urbani evidenziando diverse criticità che i Comuni non tengono sotto controllo: l’andamento economico finanziario della gestione del servizio in rapporto anche agli indicatori stabiliti dalla regolazione, il rispetto degli obblighi previsti nel contratto di servizio, i livelli quantitativi raggiunti nell’erogazione dei servizi, i costi a carico dell’utenza, gli oneri e i risultati in capo all’ente affidante.
Ad oggi rimane incomprensibile e forse mai discusso nei Consigli Comunali il Piano Economico Finanziario del biodigestore del CERMEC nonostante nel febbraio 2024 i cittadini della “Rete delle Associazioni e del Comitati contrari al biodigestore del Cermec” abbiano DIFFIDATO I 100 SINDACI SOCI DI RETIAMBIENTE e coloro che nella catena di comando avevano contribuito a concedere l’autorizzazione alla realizzazione dell’impianto.
Le doverose domande che si sono posti il sindaco Conti di Pisa e il Consigliere Mirabella di Carrara sulla sostenibilità e liceità dell’operazione biodigestore sembrerebbero testimoniare che l’assemblea dei sindaci non ha esercitato il controllo analogo, obbligo di legge, prima di deliberare la decisione di realizzare il biodigestore. Comportamenti gravi che non possono essere pagati dai cittadini. Le Amministrazioni parlano per atti, pertanto i cittadini della RETE a tutela della salute, dell’economia dei luoghi che verrebbe fortemente minacciata con incalcolabili effetti negativi sul turismo, dell’ambiente giù fortemente compromesso, ribadiscono l’urgente necessità di una convocazione dell’assemblea dei 100 sindaci con i seguenti indirizzi politici:
- riduzione produzione pro-capite dei rifiuti(secco) a meno 100 kg a testa entro tre anni;
- separazione dei processi di raccolta dei rifiuti urbani e trattamento/smaltimento declinata con obiettivi quali-quantitativi inseriti nei PEF di ogni Comune di raggiungimento % di recupero totale di materia in tempi certi (max entro 3 anni) in tutti i Comuni;
- riduzione delle tariffe attraverso la riduzione della produzione dei rifiuti, il miglioramento costante delle percentuali di raccolta differenziata, il recupero di materia fissando un timing prescrittivo con premialità,
- revisione dei contratti di gestione dei rifiuti urbani in essere con i gestori, che debbono diventare più brevi (triennali) per consentire un equilibrio fattivo di interesse pubblico e ritorno dell’investimento,
- garanzia di accountability delle scelte politiche con processi partecipativi alle decisioni che hanno impatto sulla salute e sull’ambiente,
- programmazione impiantistica in attuazione della declaratoria Direttiva UE gestione rifiuti (prevenzione, riduzione, riuso, riciclo) e dei punti precedenti.
Con riguardo al biodigestore Cermec oggetto di ricorso al TAR i cittadini chiedono:
- L’annullamento e/o revoca in autotutela della delibera assembleare di scelta del biodigestore alla luce degli elementi depositati in ricorso al TAR dal Sindaco di Pisa che ancor prima dell’esito giudiziario, minano la trasparenza e valutazioni tecnico economiche giuridiche finanziarie del processo decisionale, sono carenti di valutazioni delle alternative. Quindi deliberano la richiesta di revoca e /o annullamento al Responsabile del procedimento di autorizzazione regionale.
- La bonifica del suolo e delle falde dell’area Cermec (e di tutto il Sin-Sir per chi di competenza).
I rifiuti vanno ridotti. Impianti e raccolta differenziata sono un mezzo e non il fine. Per gestirli serve volontà politica e capacità organizzativa. Il nostro territorio non può più consentire scelte politiche di retroguardia, che indebitano i cittadini, non promuovono un’economia sana delle imprese, peggiorano la qualità dell’aria che respiriamo, lasciano spazio a bonifiche mai iniziate e relegano i nuovi spazi abitativi in zone inquinate. Confidiamo che il varco aperto dal Sindaco di Pisa apra un nuovo corso di senso in questo territorio.
- La Rete delle Associazioni e dei Comitati contrari al Biodigestore del Cermec
