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Lettera aperta in risposta all’articolo sulla realizzazione del Biodigestore al Cermec

Massa Carrara, 3 novembre 2025

Abbiamo letto con attenzione l’articolo pubblicato sulla stampa locale il 1° novembre che riporta la rabbia della sindaca del comune di Carrara Serena Arrighi per la possibile cancellazione del piano di realizzazione di un nuovo impianto dalla capacità di 97.000 ton/a (60.000 ton/a di organico e 37.000 ton/a di verde strutturante) per il trattamento anaerobico dei rifiuti urbani e la produzione di biometano presso il Cermec (Biodigestore).

Si sarebbe giunti a questa determinazione a causa del mancato accesso ai fondi del PNRR per gli incentivi sia sui costi di realizzazione dell’impianto sia sulla produzione del metano. Come già dichiarato in varie occasioni – dichiarano i membri della Rete delle Associazioni e Comitati contrari al Biodigestore del Cermec – senza gli incentivi questa tipologia di impianti non può essere economicamente sostenibile.

Ci stupisce che un amministratore comunale che ha la piena responsabilità sulla salute della propria collettività, invece che attivare una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS) a seguito della possibile realizzazione dell’impianto nel territorio (di cui noi non abbiamo trovato traccia), mostri la propria rabbia per il possibile annullamento del programma. A tale proposito si ricorda che questa provincia ha il più alto tasso di tumori della Toscana e la pone ai primi posti in Italia per queste patologie.

Perché il suddetto amministratore non si stupisce che alla data del 23 aprile 2025 non erano ancora stati avviati i lavori di bonifica e messa in sicurezza operativa del sito SIN-SIR di Gotara che avrebbero dovuto essere terminati entro il 2024?

Il sito è in un territorio ambientalmente molto contaminato e non può sostenere nuovi insediamenti industriali che potrebbero ulteriormente aggravare tale situazione.

Da tempo, comitati e associazioni ambientaliste e per la difesa dei diritti e una parte della cittadinanza hanno manifestato la loro contrarietà all’ipotesi di insediamento di un biodigestore, avanzando invece la proposta di bonificare prima di tutto il territorio e le falde acquifere pesantemente contaminate dalle attività industriali precedenti, e destinare l’area ad attività ambientalmente meno impattanti”.

La nostra contrarietà al biodigestore – proseguono i membri della “Rete contraria ai biodigestori” – è stata fatta presente non solo con precedenti comunicati stampa e missive, ma anche attraverso una diffida a recedere da questo progetto che fu inviata per pec ai 100 i sindaci dei Comuni di Retiambiente S.p.A e a tutte le istituzioni competenti che avevano un ruolo nella catena di comando.

Per la chiusura del ciclo dei rifiuti urbani della frazione organica proponiamo piuttosto di adottare il processo aerobico modulare. Tale soluzione, secondo molti esperti delle università, dell’ISDE e di attiviste/i, garantirebbe minori impatti ambientali, potrebbe essere dimensionata in base ai fabbisogni del territorio, avrebbe un costo realizzativo e di gestione molto inferiore, tariffe di conferimento del rifiuto molto più basse, oltre a favorire la riduzione degli odori e dei rischi potenziali per la salute pubblica.

Non si tratta di opporsi a prescindere all’innovazione o alla tecnologia, ma di valutare attentamente tutte le alternative disponibili, considerando non soltanto i benefici economici (che peraltro non esistono per i cittadini), ma anche quelli sociali, sanitari e ambientali. Preferiamo una scelta che tenga conto delle voci di chi vive il territorio ogni giorno, piuttosto che una soluzione calata dall’alto che rischia di generare ulteriori conflitti e divisioni.

Adesso la sindaca Arrighi si ritiene danneggiata da questa situazione e chiede a Retiambiente che, qualora il biodigestore non sia realizzato, che lo si sostituisca con “un nuovo moderno impianto di pari valore rispetto a quanto ci era stato promesso”.

Preghiamo la sindaca Arrighi di prendere in considerazione quelle che erano state le nostre proposte. Gli impianti innovativi, non inquinanti e rapportati ai bisogni di questo territorio esistono e sono rappresentati dagli impianti aerobici di compostaggio.

Rete delle Associazioni e Comitati contrari al Biodigestore del Cermec