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LETTERA APERTA A:

Amministratori, Sindaci, Assessori, Consiglieri comunali, Sindacati, Presidente Retiambiente, Amministratore Unico del Cermec del Sindaco di Pisa ….

Massa Carrara 19 novembre 2025

Premessa

Negli ultimi tempi, diversi comunicati sono stati pubblicati sulla stampa locale, evidenziando le posizioni di politici di destra e sinistra, amministratori pubblici, sindacati e una associazione ambientalista, tutti accomunati da sentimenti di rabbia e delusione per la mancata conferma da parte di Retiambiente circa la realizzazione di un biodigestore da circa 100.000 tonnellate annue con produzione di biogas a Gotara, in provincia di Massa.

Criticità del Progetto Biodigestore a Gotara

Risulta sorprendente l’ostinazione nel sostenere un progetto che, se realizzato, si rivelerebbe inutile e non competitivo dal punto di vista economico, dato che non potrà beneficiare dei fondi PNRR, aspetto noto sin dall’inizio (comunque i soldi del PNRR rappresentano un debito).

Ma perché il progetto sarebbe inutile? Analizzando i dati storici relativi alla produzione di Forsu e agli sfalci vegetali in Toscana, si constata che il fabbisogno di trattamento del rifiuto organico nel 2023 ha raggiunto le 550.000 tonnellate annue (vedi PREC 2024), dato confermato anche da ISPRA tramite le tabelle pubblicate sul Catasto Nazionale dei Rifiuti per il 2023. A fronte di ciò, la capacità totale degli impianti attualmente autorizzati (sia aerobici che anaerobici) ammonta a quasi 600.000 ton/ annue.

Le stime sul calcolo dei futuri volumi di produzione della Frazione Organica dovrebbero tener conto della LR 25/1998 e della LR 34/2020 emanate dalla Regione per adeguarsi alle nuove normative Europee e Nazionali sullo spreco alimentare nell’allegato 4 del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (PREC 2025) riporta delle direttive finalizzate alla promozione e allo sviluppo di azioni e strumenti per:

a) promuovere la prevenzione della produzione dei rifiuti;

b) estendere il ciclo di vita dei prodotti;

c) valorizzare gli scarti di consumo e di produzione;

d) promuovere l’impiego di materiali e prodotti riciclati;

e) ridurre la produzione dei rifiuti e l’utilizzo delle risorse naturali.

Quindi ci aspetteremmo che i nostri amministratori diano il proprio contributo nella direzione di una solida riduzione del rifiuto, di conseguenza, dei relativi impianti di trattamento.

Le Preoccupazioni degli Amministratori Locali

Il sindaco di Pisa, Michele Conti, ha pubblicamente espresso preoccupazione per le ricadute economiche sulla società Retiambiente derivanti dall’acquisizione di Cermec, temendo che l’impianto anaerobico di Peccioli (PI) della Valdera, possa non ricevere abbastanza rifiuti da trattare. Conti ha sottolineato come l’operazione presenti diversi profili di illegittimità, sia per carenza di motivazioni, sia per un iter amministrativo che si discosta dall’interesse pubblico. Tra le principali criticità segnalate figurano: la mancata valutazione degli impatti ambientali in un’area già compromessa, l’assenza di un’analisi sul traffico aggiuntivo generato dall’impianto, la mancanza di un’adeguata concertazione con i Comuni coinvolti e, soprattutto, l’incompatibilità urbanistica dell’opera rispetto agli strumenti di pianificazione locale e regionale. Per questo motivo, il sindaco avrebbe scritto un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, manifestando il proprio dissenso verso il progetto Cermec, ritenendolo non coerente con l’interesse del territorio e della salute pubblica.

L’Autosufficienza degli Impianti Toscani

L’ex assessore regionale all’Ambiente della Toscana, Monia Monni, in occasione dell’inaugurazione del biodigestore di Peccioli (PI), in una dichiarazione rilasciata il 26 giugno 2024 ha sottolineato come con gli impianti di Peccioli (PI) e di Casa Sartori a Montespertoli (FI) ,“finalmente la Regione Toscana  chiude il ciclo dei rifiuti completamente all’interno dei confini regionali”, quindi di raggiungere l’autosufficienza nel trattamento del 100% della frazione organica dei rifiuti solidi urbani e del verde.

Alternative e Posizione della Rete

Di fronte a queste evidenze, sorge spontanea la domanda: perché insistere nel voler realizzare un nuovo biodigestore anaerobico da circa 100.000 tonnellate annue a Gotara, invece di ammodernare l’impianto di compostaggio esistente, che sta creando problemi ai residenti a causa dei cattivi odori, passando dalla tecnologia di ‘accumulo non confinato’ a quella ‘modulare in ambiente chiuso’ mantenendo comunque una capacità flessibile per le quantità di rifiuto prodotte dal territorio?

La nostra Rete si oppone fermamente alla realizzazione del biodigestore di Gotara per via degli elevati rischi ambientali e per la salute pubblica, come confermato anche dall’ISDE anche nei giorni scorsi. Quest’ultima ha evidenziato che la produzione di biometano non è economica senza incentivi statali, ha un basso rendimento energetico, non è pulita a causa dell’emissione di odori molesti e inquinanti atmosferici (come polveri sottili, ossidi di azoto e altri composti volatili). L’ISDE sottolinea inoltre che questi impianti non sono esenti da criticità ambientali e sanitarie, né da possibili distorsioni speculative, tanto da aver pubblicato un position paper firmato da diversi esperti del settore.

E soprattutto perché la politica di incremento degli impianti non risponde agli obiettivi che si sta dando la Regione sulla riduzione dello spreco alimentare.

Criticità nella Salvaguardia dell’Ambiente e della Salute Pubblica

Non si può fare a meno di interrogarsi sul motivo per cui amministratori e soprattutto un’associazione ambientalista sembrino trascurare la tutela della salute dei cittadini e la salvaguardia dell’ambiente e del territorio. Sarebbe infatti essenziale, prima di qualsiasi intervento sull’area di Gotara, procedere con la bonifica del suolo e delle falde freatiche, così come già prescritto dalla Regione. Eppure, la mancanza di azioni concrete in questa direzione non sembra suscitare la dovuta indignazione o mobilitazione.

I cittadini, ormai esausti per il costante susseguirsi di dichiarazioni pubbliche discordanti, percepiscono che troppo spesso le diverse parti in causa perseguono interessi particolari piuttosto che il bene comune. In questo clima di incertezza, emerge con forza la necessità che chi amministra il territorio si assuma la responsabilità di comunicare in modo trasparente e inequivocabile la reale portata dell’operazione. È fondamentale ricordare che la gestione di tali impianti coinvolge direttamente la cittadinanza, considerando che il loro sostentamento deriva dalle imposte comunali sui rifiuti che i cittadini stessi sono tenuti a versare.

Richieste della Rete

Alla luce di quanto sopra, si avanza nuovamente una richiesta chiara e precisa nei confronti di tutti coloro che stanno spingendo per la realizzazione del nuovo impianto e nello specifico si chiede:

  • riduzione produzione pro-capite dei rifiuti(secco) a meno 100 kg a testa entro tre anni;
  • separazione dei processi di raccolta dei rifiuti urbani e trattamento/smaltimento declinata con obiettivi quali-quantitativi inseriti nei PEF di ogni Comune di raggiungimento % di recupero totale di materia in tempi certi (max entro 3 anni) in tutti i Comuni;
  • riduzione delle tariffe attraverso la riduzione della produzione dei rifiuti, il miglioramento costante delle percentuali di raccolta differenziata, il recupero di materia fissando un timing prescrittivo con premialità,
  • revisione dei contratti di gestione dei rifiuti urbani in essere con i gestori, che debbono diventare più brevi (triennali) per consentire un equilibrio fattivo di interesse pubblico e ritorno dell’investimento,
  • garanzia di accountability delle scelte politiche con processi partecipativi alle decisioni che hanno impatto sulla salute e sull’ambiente,
  • programmazione impiantistica in attuazione della declaratoria Direttiva UE gestione rifiuti (prevenzione, riduzione, riuso, riciclo) e dei punti precedenti.

Con riguardo al biodigestore Cermec, oggetto di ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, i cittadini chiedono:

  • L’annullamento e/o revoca in autotutela della delibera assembleare di scelta del biodigestore alla luce degli elementi depositati in ricorso dal Sindaco di Pisa,
  • Delle ‘vere’ bonifiche del suolo e delle falde dell’area Cermec (e di tutto il Sin-Sir per chi di competenza) e non solamente “messa in sicurezza.

I rifiuti vanno ridotti. Impianti e raccolta differenziata sono un mezzo e non il fine. Per gestirli serve volontà politica e capacità organizzativa. Il nostro territorio non può più consentire scelte politiche di retroguardia, che indebitano i cittadini, non promuovono un’economia sana delle imprese, peggiorano la qualità dell’aria che respiriamo, lasciano spazio a bonifiche mai iniziate e relegano i nuovi spazi abitativi in zone inquinate.