FORUM EUROPEO SUI PFAS A BRUXELLES DAL 3 AL 6 MARZO.
27 Febbraio 2026Regione Toscana, controlli sulle acque e PFAS: ritardi, silenzi e mancanza di trasparenza. Le associazioni chiedono risposte
10 Marzo 2026Comunicato stampa del 7 marzo 2026
Tre giornate dense di eventi hanno caratterizzato la permanenza a Bruxelles dei rappresentanti di associazioni e di comitati di cittadini europei, tra cui ADiC Toscana APS, provenienti da aree contaminate da PFAS di vari Stati: Francia, Germania, Italia, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi. Per l’Italia, numerosi erano i rappresentanti della Rete Zero Pfas Italia tra i quali le Mamme No Pfas e la stessa ADiC.

Concordi all’unanimità senza alcuna riserva, che l’inquinamento globale da sostanze poli e perfluoroalchiliche debba essere assolutamente fermato con urgenza, prima che diventi un incubo eterno.

I PFAS non sono molecole naturali, ma ‘fabbricate’ in laboratorio dall’industria chimica (ne sono state prodotte oltre 10.000) al fine di migliorare le performance di alcune categorie di prodotti e sono coperte da brevetto. Esse si accumulano nel nostro organismo e nell’ambiente, entrano a far parte della catena alimentare, sono praticamente indistruttibili (hanno tempi di persistenza infinitamente lunghi, tanto da essersi guadagnate l’appellativo di ‘inquinanti eterni’). I PFAS rappresentano un pericolo per l’ambiente e per la salute delle generazioni presenti e future perché si insediano negli organismi viventi (sangue, organi, tessuti, sperma, placenta, latte materno…) e nella catena alimentare. Veicolati attraverso l’acqua, il suolo, l’aria hanno determinato un inquinamento globale.
L’essere bioaccumulabili può determinare effetti tossici correlati a patologie neonatali quali malformazioni del sistema nervoso, anomalie cromosomiche e del sistema urinario, diabete gestazionale, aumentato rischio di malattie cardio vascolari. Sono, inoltre, interferenti endocrini e possono provocare cancro alla tiroide, al fegato e ai testicoli. A causa di tutto ciò alcuni PFAS sono già stati classificati cancerogeni dallo IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro).

Questa situazione estremamente preoccupante, era già ben nota alla spedizione europea recatasi a Bruxelles, – riferisce Isabella Maggiorelli delegata da ADiC Toscana a partecipare ai lavori – ma fondamentale per il networking, è stato interagire di persona, scambiare informazioni tecniche (sia giuridiche, che scientifiche), individuare concreti obiettivi comuni, condividere esperienze umane. Tutto ciò finalizzato ad aumentare la nostra pressione sulle politiche chimiche dell’UE, in un momento in cui le lobby industriali europee e mondiali, stanno concentrando la loro azione per proteggere il profitto che deriva dai PFAS, a scapito della salute umana e dell’ambiente. Nell’ambito del Forum si è creata una rete integrata tra ONG, giornalisti investigativi, attivisti, scienziati e altri attori. Molti dei rappresentanti presenti a Bruxelles avevano da tempo avviato un rapporto di collaborazione da remoto, ma l’European Environmental Bureau (EEB)-Ufficio Europeo dell’Ambiente (la più grande rete europea di organizzazioni di cittadini ambientalisti, con oltre 190 organizzazioni affiliate in 41 paesi, che rappresentano circa 30 milioni di singoli membri e sostenitori) ha compiuto un lavoro encomiabile nell’organizzare questo incontro tra “frontline communities” ovvero comunità in prima linea. Si sono infatti svolte, una serie di iniziative proprio nei luoghi istituzionali dove si prendono le decisioni politiche che vengono declinate nei vari Stati membri della UE, in quella che è nata come la casa della democrazia, ma che troppo spesso negli ultimi tempi, dimentica i suoi cittadini”.
Nelle tre giornate di permanenza a Bruxelles, si sono svolte varie iniziative, prosegue Maggiorelli, lo “STOP PFAS FORUM- PFAS Frontline Communities Meeting” è stato un importante evento che non solo ci ha messo in comunicazione gli uni con gli altri, ma ha avuto anche un approccio partecipativo “learning by doing”. Ponendo l’accento sul dialogo orizzontale, l’apprendimento reciproco e l’impegno attivo, è stato più facile individuare le priorità e i primi obiettivi comuni” (vedi foto).
Il secondo giorno questo nutrito gruppo di persone provenienti da varie parti d’Europa, ha manifestato davanti all’Europarlamento, con un flash mob organizzato da EEB. Il focus della dimostrazione era espresso sinteticamente in un manifesto : “Ursula von der Leyen incontra gli avvelenatori, ma ignora noi” Infatti le
porte di Bruxelles sono state aperte alle industrie chimiche, ma ripetutamente sbarrate di fronte alle richieste formali di udienza e colloquio da parte delle associazioni ambientaliste, fin dal gennaio 2025.
Di considerevole importanza è stato l’incontro con gli europarlamentari, ai quali le delegazioni italiane ed europee hanno potuto sottoporre le loro istanze.
ADiC Toscana, tramite l’Avv. Maggiorelli, ha avanzato la proposta fondamentale di coinvolgere in maniera strutturata tutti i soggetti di filiera:

Produttori di Sostanze Chimiche (PFAS Manufacturers), Utilizzatori Industriali e Manifatturieri (Downstream Users), Aziende di gestione ambientale e di servizi idrici, Enti Pubblici Regolatori e di Controllo, Consumatori e società civile e costruire veri e propri “patti di filiera” specifici (i PFAS sono stati utilizzati da oltre 50 anni per oltre 200 categorie di applicazioni: tessile e abbigliamento, cosmesi, imballaggi, schiume antincendio, materiale per la casa ecc.). Questi supply chain agreements, strutturati a livello europeo e finalizzati al superamento dell’impiego dei PFAS, dovranno essere basati su criteri misurabili di tracciabilità e sostenibilità ambientale, sociale, economica e di salute. La produzione industriale deve essere sicura, e per ottenere questo risultato le imprese devono operare con il massimo della trasparenza, qualsiasi forma di contaminazione è necessario che sia immediatamente individuata e attribuita. Fondamentale è che le industrie progettino processi produttivi basati su criteri di economia circolare, prevedendo fin dal concepimento del prodotto il destino delle sostanze chimiche impiegate, adottando nel caso fosse necessario, sistemi di correzione a circuito chiuso con spese a carico dell’industria e delle imprese. E’ in ogni caso indispensabile interrompere il circolo dannoso dei rifiuti sia tramite discarica (I PFAS si ritrovano nei percolati e nell’ambiente) che inceneritore (poichè non distruggono le molecole in questione e creano invece altre sostanze inquinanti) e provvedere alle bonifiche delle matrici ambientali contaminate i cui costi non devono essere a carico, direttamente o indirettamente, dei cittadini.
