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6 Ottobre 2026OBIETTIVI STRATEGICI DELLA RETE ZERO PFAS ITALIA
ARZIGNANO 19 SETTEMBRE 2026

Premessa
Lo scorso 19 settembre, ad Arzignano (Vicenza), si è tenuto il primo convegno nazionale, promosso dalla Rete Zero Pfas Italia (che è una rete nazionale declinata regionalmente formata da una vasta rete di associazioni e comitati), congiuntamente con l’associazione ecologista veneta CiLLSA (Cittadini per il Lavoro, la Legalità, la Salute e l’Ambiente),anch’essa facente parte della Rete.
CiLlSA organizza svariate iniziative culturali e informative. Da otto anni è impegnata a formare gli studenti delle scuole secondarie del Veneto con un itinerario specifico (Pfas e Microplastiche) redatto dal Gruppo Educativo Zero Pfas (Esperti ed attivisti) con il coordinamento di Donata Albiero. Il convegno e molte altre iniziative (svoltesi dal 17 al 27 settembre ’26), si sono tenute all’interno dell’ECOFESTA che quest’anno è stata dedicata alla memoria di Giovanni “Titta” Fazio, medico ecologista scomparso recentemente e che alla lotta ai Pfas ha dedicato la sua vita.
Arzignano è anche il luogo dove si è consumato uno dei più gravi casi di inquinamento da PFAS (Sostanze chimiche poli e-perfluoroalchiliche, dette anche inquinanti eterni per la loro persistenza e pericolosità per la salute e l’ambiente) in Europa e nel mondo, dove fino al 2018 operava la ex Miteni. Questa fabbrica oggi è chiusa, ma le cittadine ed i cittadini (mamme N0 Pfas in prima fila) non si sono mai arresi di fronte a questa gravissima ingiustizia ambientale.
Nel giugno 2025, la Corte d’Assise di Vicenza ha condannato in primo grado 11 ex vertici e manager della Miteni a pene complessive per 141 anni di reclusione per il maxi-inquinamento da PFAS in Veneto. E al risarcimento.
Il convegno è stato un importante momento di confronto su questo grave problema per definire delle linee strategiche comuni.
Intervento Clara Gonnelli, referente della Rete Zero Pfas Toscana al convegno nazionale di Arzignano del 19 settembre 2026
L’esperienza toscana sui PFAS. Un percorso di consapevolezza che ha portato la Regione Toscana a deliberare di mappare la contaminazione da PFAS in Toscana

Ringrazio CiLlSA, il Comune di Arzignano che hanno dato la possibilità di poter svolgere al meglio questa iniziativa dedicata al dottor Giovanni Fazio detto “Titta”, un grande medico ecologista che al problema dei PFAS ha dedicato la sua vita. Ringrazio tutte le volontarie ed i volontari della Rete Zero Pfas Italia
Ormai sono quasi tre anni che in Toscana ci occupiamo del problema dei PFAS. Una volta avuta contezza della complessità della questione legata a queste sostanze chimiche, abbiamo deciso di focalizzare principalmente le nostre azioni e i nostri obiettivi sulle emissioni industriali, anche se contestualmente si è tenuto conto di altri aspetti che questo problema inevitabilmente comporta.
Siamo partiti dal presupposto che chi produce deve attenersi al principio di precauzione, non deve inquinare e comunque il produttore deve prendere tutte le misure necessarie per evitare ogni forma di contaminazione che possa nuocere all’ambiente e alla salute delle generazioni presenti e future, come previsto dagli Articoli n°41, n°9 e n°32 della Costituzione Italiana. Ma anche con il pieno diritto di accesso alle informazioni, nell’ottica della massima trasparenza, come previsto anche dalla Convenzione di Aarhus [1], che prevede la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e di accesso alla giustizia in materia ambientale”.
Per le attiviste e gli attivisti della Toscana, l’impegno sui PFAS ha avuto avvio all’inizio del 2024, dopo che Greenpeace Italia, aveva realizzato delle analisi chimiche indipendenti su queste sostanze chimiche. L’operazione era stata svolta in diversi corsi d’acqua in prossimità dei principali distretti industriali della Toscana: del Cartario (LU), del Tessile (PO), del cuoio e conciario (Valdarno inferiore) e del florovivaistico (PT). Nella quasi totalità dei casi, erano stati effettuati prelievi a monte e a valle degli impianti di depurazione industriale[2]. Questa organizzazione aveva svolto la suddetta indagine per verificare lo stato dell’arte delle acque superficiali, dopo che ARPAT nel 2022[3] , stando ai dati raccolti dall’Agenzia, i PFAS erano presenti nel 76% delle acque superficiali, nel 36% delle acque sotterranee e nel 56% dei campioni di biota (animali) monitorati.
In Toscana, all’epoca era già presente una vasta rete di associazioni e comitati che da tempo erano impegnati nella difesa dei BENI COMUNI, contro la Multiutility e la finanziarizzazione dei servizi essenziali (acqua, rifiuti, energia); contro impianti che consumano o bruciano materia per produrre energia (inceneritori, biodigestori); in contrasto con le discariche che hanno contribuito a produrre malattie e mortalità precoci; avverso un estrattivismo del marmo che lo riduce in polvere, cementificando importantissime sorgenti d’acqua e abitat naturali unici nelle Alpi Apuane; oppure impegnati da decenni nel rivendicare le bonifiche di TERRITORI VIOLATI da multinazionali senza scrupoli (come nei S.I.N. Siti di Interesse Nazionale), che hanno inquinato terreni e falde acquifere senza pagare pegno.
Dopo la pubblicazione del rapporto relativo alla sopracitata indagine di Greenpeace, coordinata da Giuseppe Ungherese,abbiamo avuto contezza che i PFAS erano presenti anche in Toscana e non soltanto in Veneto e in Piemonte come superficialmente si poteva pensare.
Poiché molti di questi temi che affrontavamo potevano essere collegati anche ai PFAS, la rete di associazioni e comitati si è subito attivata cercando di sviluppare strategie il più possibile efficaci. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di scrivere alla Regione Toscana per chiedere ulteriori informazioni, ma purtroppo di risposte non ne sono arrivate!
Così, ben 70 ASSOCIAZIONI E COMITATI TOSCANI con i quali vi era un rapporto di collaborazione, hanno scritto a tutti i Sindaci e ai Consigli Comunali della Toscana, affinché approvassero una mozione in cui assumessero alcune iniziative e una presa in carico di questo problema.
AI COMUNI SI DOMANDAVA DI:
• richiedere al gestore del servizio idrico e alla Azienda Usl di riferimento
– la quantificazione della somma di PFAS nell’acqua destinata al consumo umano nel Comune, di cui all’allegato III, parte B, punto 3 della direttiva europea 2184/2020,
– l’analisi dell’acqua potabile, o dell’acqua in bottiglia, erogata nelle scuole pubbliche presenti nel Comune,
• rendere pubbliche integralmente le risultanze provenienti dal gestore del servizio idrico e dalla Azienda Usl di riferimento e, eventualmente da indagini effettuate in autonomia dal Comune stesso, circa la quantificazione della presenza delle singole sostanze PFAS sensibilizzando la cittadinanza.
• richiedere alla Regione Toscana di varare un piano di monitoraggio capillare su tutto il territorio regionale al fine di accertare il reale stato di contaminazione delle acque destinate al consumo umano.
Nel settembre 2024 intanto era partita la Campagna di monitoraggio nazionale sulle acque potabili “ACQUE SENZA VELENI” di Greenpeace. Nel 79% dei campioni analizzati erano presenti PFAS in quantità più o meno rilevanti.
Il 19 e 20 ottobre 2024 alcuni di noi sono stati invitati agli STATI GENERALI SUI PFAS organizzati da Greenpeace e in quell’occasione si sono costituiti, seppur a livello informale i primi gangli della RETE ZERO PFAS ITALIA con le varie declinazioni regionali.
Da qui in poi la Rete Zero Pfas Toscana ha cominciato “a camminare con le proprie gambe” ed ha impresso un’accelerazione al proprio operato, perché le risposte istituzionali andavano troppo a rilento. Così le iniziative si sono fatte più serrate, al fine di fare pressione sulla politica che era sorda nei confronti delle nostre preoccupazioni e delle nostre richieste.
Nella primavera 2025, i volontari della rete toscana – distribuendosi compiti e spese nei vari territori – hanno deciso di prelevare una cinquantina di campioni di acqua ed ha effettuato analisi indipendenti sui PFAS e sui METALLI PESANTI.
I campioni di acqua sono stati inviati in un laboratorio chimico accreditato di Prato e abbiamo raccolto le acque superficiali in prossimità di discariche, depuratori, scolmatore dell’Arno, inceneritori, fossi adibiti a discarica, pozzi privati vicino ad aree industriali critiche. Infatti il nostro obiettivo era proprio quello di capire quali erano le principali fonti di inquinamento e far arrivare un messaggio chiaro alla politica.
Terminata l’indagine indipendente della Rete, è stata fatta una MAPPA INTERATTIVA sono stati socializzati i risultati[4]
Si è continuato a gestire la fase dei contatti con la politica. Nel frattempo sono state fatte varie iniziative (Articoli ai quotidiani, iniziative pubbliche ecc.).
Il 30 e 31 gennaio 2026, rispettivamente a San Giovanni Valdarno e Casalguidi-Serravalle Pistoiese, sono stati realizzati due convegni pubblici. Erano due località in cui i rilievi analitici indipendenti avevano mostrato maggiori criticità. In entrambe le realtà hanno partecipato amministratori regionali. Un segnale che qualcosa si stava muovendo.
Nel febbraio 2026 abbiamo fatto un accesso agli atti alle tre ASL toscane e ad ARPAT per sapere se erano attrezzati per effettuare le analisi sui PFAS secondo quanto previsto dal D.Lgs. n.18/2023 e dal D.Lgs. n.102/2025 direttiva europea 2184/2020. Abbiamo anche chiesto copia del programma di controllo. Adesso faremo nuovi accessi agli atti per comprendere se gli obiettivi prefissati in base alle tabelle di marcia che si erano date le istituzioni sono stati raggiunti.
– Finalmente, dopo oltre due anni, grazie anche alla determinazione della Rete Zero Pfas Toscana, sostenuta dalla Rete Zero Pfas Italia e quella europea dell’EEB-European Environmental Bureau di cui facciamo parte), con l’aiuto dei tecnici di ISDE, di Medicina Democratica e di altri soggetti interni alla rete, la politica regionale ha ascoltato le nostre richieste.
Con Delibera N. 435 del 13/04/2026, dopo tante pressioni, la Toscana è stata la prima regione italiana ad approvare la mappatura della presenza di Pfas in tutte le principali fonti di contaminazione ambientale – acque, aria e rifiuti – e un’attenzione particolare ai comparti produttivi più rilevanti.
In maniera sistematica la Regione Toscana si è presa l’impegno di analizzare scarichi industriali, emissioni in atmosfera e rifiuti, con l’obiettivo di migliorare la qualità dei dati disponibili (Per ulteriori delucidazioni vedi link nel sito della Regione Toscana)[5].
La Rete Zero Pfas Toscana svolgerà un ruolo “sentinella” affinché quello che è stato scritto in delibera venga applicato. Contestualmente continuerà la propria opera di sensibilizzazione della cittadinanza, si replicheranno dei campionamenti indipendenti (*) per tenere alta l’attenzione. Si continueranno a coltivare anche i rapporti con le reti di associazioni europee che insieme a noi si stanno impegnando per affrontare un tema che per decenni, e non solo in Italia, è stato ignorato.
Un’ altra importante iniziativa che si è tenuta all’ECOFESTA di Arzignano
La mattinata è stata dedicata alle nuove generazioni con l’inaugurazione della mostra fotografica “Terra Mala. Living with poison” di Stefano Schirato presso la Biblioteca Civica “Giulio Bedeschi” di Arzignano con la presenza del sindaco Riccardo Masiero e di parte della sua amministrazione e con l’introduzione di Donata Albiero di CiLLSA. Link alla mostra
[1] https://www.isprambiente.gov.it/it/garante_aia_ilva/normativa/Normativa-sull-accesso-alle-informazioni/normativa-sovranazionale/la-convenzione-di-aarhus
[2] I campionamenti hanno interessato “diversi corsi d’acqua e, nella quasi totalità dei casi, sono stati effettuati prelievi a monte e a valle degli impianti di depurazione industriale: consorzio Torrente Pescia e Aquapur (distretto carta); i depuratori dei distretti conciario (depuratore Aquarno, che scarica nell’Usciana) e del cuoio (depuratore Cuoio-Depur, che scarica nel Rio Malucco, un affluente dell’Arno), i fiumi Ombrone e Bisenzio (distretto tessile) e il torrente Brana (florovivaistico)”.
[3] Furono trovati PFAS nel 76% delle acque superficiali, nel 36% delle acque sotterranee e nel 56% dei campioni di biota (animali) monitorati.
[4]MAPPA INTERATTIVA DELLA RETE ZERO PFAS TOSCANA
[5]https://www.regione.toscana.it/ricerca-atti#/searchAttiGiunta/detailsAttoGiunta/2026DG000542
